Ops! Dal 2021 non riusciamo a migliorare la percezione della corruzione nel settore pubblico!

Abstract: Il punteggio raggiunto nel 2025, sulla percezione della corruzione nel settore pubblico dal nostro Paese registra un ulteriore calo rispetto al dato, già negativo del 2024, pari a 54. Da cinque anni non riusciamo a migliorarci. Dopo tre anni di stabilità, dall’anno scorso è iniziato a scendere inesorabilmente.
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E’ diventato un appuntamento fisso. Anche quest’anno, lo scorso 10 febbraio, ho seguito in diretta streaming la presentazione dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI 2025) tenutasi a Roma, presso la Galleria del Primaticcio.
Il CPI (Corruption Perceptions Index), elaborato da Transparency International, classifica i 182 Paesi del mondo in base al livello di corruzione percepita nel settore pubblico, con un punteggio da 0 (alto livello di percezione) a 100 (basso livello di percezione).
Facendo seguito agli articoli precedenti relativi rispettivamente al CPI 2023 ed al CPI 2024, analizziamo i dati appena resi pubblici e relativi all’annualità 2025.
Si premette che le parole del Presidente di Transaprency International Italia, in un momento storico in cui i contrasti interni e conflitti esterni stanno piano piano coinvolgente sempre di più un parte consistente della popolazione mondiale, fanno riflettere. Infatti Michele Calleri ha dichiarato “In un contesto mondiale nel quale i principi dello Stato di diritto ed i rapporti internazionali stanno progressivamente mutando è fondamentale, per ciascuno di noi, riaffermare con decisione che valori quali l’integrità, la trasparenza e la responsabilità sociale sono ineludibili. Per questo dobbiamo impegnarci nella realizzazione di un modello di società e di rapporti umani che trovi più conveniente ed etica l’integrità rispetto alla corruzione, la trasparenza rispetto al clientelismo e la responsabilità rispetto all’omertà sociale.”
Il CPI 2025 evidenzia, in primis, come l’abuso di ufficio abolito in Italia ha inciso negativamente sulla percezione dei cittadini1. Ma a livello mondiale le cose non vanno meglio. Per la prima volta la media globale, attestata a 42/100, è la peggiore dell’ultimo decennio.
A livello globale ben centoventidue paesi (pari al 68% del totale) non riescono ad avere un punteggio superiore a 50. E l’Italia si sta avvicinando pericolosamente a questa soglia scendendo da 56, raggiunto nel 2021 e costante fino al 2023, a 53 nel 2025!
Ancora i paesi con un punteggio superiore ad 80 sono rimasti solo in cinque (Danimarca, Finlandia, Singapore, Nuova Zelanda e Norvegia) rispetto a ben dodici di dieci anni fa.
Sono cento i paesi che hanno avuto un punteggio identico all’anno precedente, mentre solo trentuno sono stati i Paesi che hanno migliorato la loro posizione, mentre cinquanta, tra cui l’Italia, hanno avuto un punteggio inferiore all’anno precedente.
In dettaglio il podio è occupato dalla Danimarca che si conferma la prima a livello mondiale, da otto anni consecutivi, con 89 punti (un punto in meno rispetto all’anno scorso), seguita dalla Finlandia con 88 punti (invariato rispetto all’anno precedente) e da Singapore con 84 punti (anche questo invariato rispetto all’anno precedente). Sempre tra le prime posizioni ritroviamo anche altri paesi europei nordici, come la Norvegia e la Svezia. Si conferma la Nuova Zelanda al 4° posto. I paesi peggiori sono quelli più fragili e interessati da conflitti interni, ovvero il Sud Sudan (Africa) con 9 punti (+1 rispetto allo scorso anno), affiancato dalla Somalia (Africa), preceduta dal Venezuela (Sud America) con 10 punti (stesso punteggio dell’anno precedente) e dallo Yemen (Asia) con 13 punti.
Alle dichiarazione del Presidente Calleri ed al progressivo peggioramento del quadro globale fanno eco le dichiarazioni del Presidente Trasparency International Valérian, il quale ha evidenziato che in un momento storico, in cui si assiste ad un pericoloso disprezzo per le norme internazionali, dobbiamo proteggere un ordine globale basato sulla trasparenza, sulla responsabilità nei confronti dei cittadini e sul rispetto dei diritti umani.
E’ evidente che i Paesi con democrazie piene tendono ad ottenere punteggi elevati nel CPI, mentre i regimi non democratici ottengono i risultati peggiori.
Preoccupano, però, la situazione di alcune potenze europee come la Francia con 66 punti (-1), la Germania con 77 punti (che comunque ha recuperato 2 punti) e Regno Unito con 70 punti (-1). Gli Stati Uniti d’America non sono tra le primissime posizioni con 64 punti (-1) mentre il Canada con 75 è stabile rispetto al 2024.
Balzi in avanti, invece, sono stati fatti negli ultimi anni da paesi con indici inizialmente molto bassi come l’Albania, l’Angola, la Costa d’Avorio, il Laos, il Senegal e l’Ucraina e, udite udite, l’Uzbekistan, che si sono avvicinati alla metà della classifica.
Nella parte alta, invece, balzi in avanti sono stati registrati dall’Estonia, dalla Corea del Sud, dal Buthan e dalle Seychelles (con qualche perplessità) che hanno raggiunto un punteggio superiore all’Italia.
In casa nostra la percezione della corruzione nel settore pubblico, dopo ben quattordici anni, è ulteriormente peggiorata con un punteggio pari a 53, un punto in meno rispetto all’anno scorso e tre punti in meno rispetto agli ultimi tre anni. , collocando il nostro Paese al 52° posto nella classifica globale.
L’articolo pubblicato l’anno scorso, su questa testata, concludeva rinviando ogni commento sull’impatto della riforma del delitto di abuso di ufficio, almeno dopo un anno. Un anno è trascorso e c’è stato un ulteriore peggioramento nella percezione della corruzione nel settore pubblico, facendo precipitare il nostro Paese, avvicinandoci in maniera preoccupante alla soglia dei 50 punti.
Sarà un caso? Intanto scoppiano nuove indagini su concorsi pubblici truccati, come quello per notai o per professori universitari, che tanta preoccupazione destano per un sistema che sembra oramai incancrenito, fatta salva la dimostrazione di innocenza da parte di tutti gli interessati. Speriamo in tempi migliori per il mondo e per la nostra amata Nazione.
NOTE
- Legge 9 agosto 2024, n. 144 “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all’ordinamento giudiziario e al codice dell’ordinamento militare”, c.d. Riforma Nordio.
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