Il naufragio della Costa Concordia attraverso l’impegno della Confraternita di Misericordia di Porto Santo Stefano

Abstract: Il tragico naufragio della Costa Concordia (13-14 gennaio 2012) ricostruito a 14 anni di distanza attraverso la testimonianza e le riflessioni della Confraternita di Misericordia di Porto Santo Stefano e dei suoi volontari intervenunti nelle ore immediatamente successive e nel mese seguente per contribuire ai soccorsi. La narrazione, riorganizzata in chiave sistematica, evidenzia il valore della solidarietà organizzata, del coordinamento istituzionale con il sistema di emergenza 118, della cooperazione tra Forze dell’Ordine, Capitaneria di Porto, Protezione Civile e volontariato. L’esperienza costituisce una testimonianza esemplare di sussidiarietà, responsabilità civica e servizio alla persona in situazioni di emergenza collettiva.
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Roberto Cerulli (1971), da oltre 25 anni nella Polizia Locale, attualmente comandante di Capalbio (GR), giurista specializzato nel settore amministrativo e delle risorse umane, autore di diversi testi, attivo nel volontariato in ambito civile e religioso, è vice presidente Regionale della Federazione delle Misericordie Toscane e membro del Consiglio dei Saggi della Confederazione Nazionale Misericordie d’Italia.

La notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012: l’evento
Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, la nave da crociera Costa Concordia, con oltre 4.000 persone a bordo, urta lo scoglio delle Scole, nelle acque antistanti l’Isola del Giglio, deviando dalla rotta prevista. Alle ore 21.45 un impatto improvviso, seguito da blackout e progressivo sbandamento, segna l’inizio di una tragedia destinata a entrare nella memoria collettiva del Paese.
Le comunicazioni rassicuranti diffuse inizialmente agli altoparlanti non riescono a contenere il crescente allarme. Dalla sala macchine giunge il messaggio decisivo: “Imbarchiamo acqua”. La situazione precipita.
L’attivazione dei soccorsi: il coordinamento istituzionale
Alle 22.25 il guardacoste della Guardia di Finanza G104 Apruzzi, intercettando comunicazioni di emergenza sul canale 16, si dirige verso il Giglio. La Capitaneria di Porto di Livorno assume il coordinamento delle operazioni. Si attivano progressivamente Guardia Costiera, Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco e unità navali civili.
Alle 23.30 circa la Centrale Operativa 118 di Grosseto contatta la Misericordia di Porto Santo Stefano, disponendo l’attivazione immediata di tre ambulanze e la presenza sul porto in attesa di ulteriori istruzioni. L’organizzazione interna si attiva secondo protocolli di emergenza: predisposizione degli equipaggi, trasferimento dei mezzi, attivazione progressiva dei volontari.
Due ambulanze vengono imbarcate sul traghetto straordinario Dianum per raggiungere l’isola e mettersi a disposizione del personale sanitario, incluso l’elisoccorso Pegaso2. Si tratta delle uniche ambulanze che quella notte raggiungeranno il Giglio.
L’arrivo dei primi feriti e il triage
Sul porto di Porto Santo Stefano viene organizzato il Triage sanitario, sotto la direzione del personale medico del 118. Le ambulanze sono posizionate lungo le vie di esodo, con ambienti riscaldati per contrastare l’ipotermia dei naufraghi.
I primi feriti sbarcano con il guardacoste G200: vengono assistiti, avvolti in coperte termiche, immobilizzati con tavola spinale e trasferiti negli ospedali. Giungono purtroppo anche le prime salme.
In parallelo, centinaia di naufraghi iniziano ad arrivare con i traghetti dal Giglio: persone scalze, infreddolite, prive di effetti personali, molte in stato di shock. Disabili, bambini, anziani ricevono priorità nello sbarco e nell’assistenza.
Solidarietà diffusa e organizzazione civile
La risposta della comunità locale si manifesta immediatamente. Cittadini portano indumenti, generi di conforto, coperte. Le scuole vengono trasformate in centri di accoglienza. Le case dei gigliesi, le chiese, gli alberghi si aprono ai sopravvissuti.
Si attivano turni di riscaldamento nelle ambulanze per i bambini. Un volontario realizza rudimentali “ciabattone” ricavate dai salvagente per isolare i piedi dei naufraghi dal freddo dell’asfalto. Episodi che, al di là del valore simbolico, testimoniano la capacità di iniziativa responsabile all’interno di una catena dei soccorsi strutturata.
Fondamentale si rivela la direttiva impartita dal Governatore della Misericordia: piena adesione alle disposizioni della Centrale 118, divieto di iniziative autonome, centralità del lavoro di squadra. In situazioni emergenziali, la disciplina organizzativa costituisce presupposto essenziale dell’efficacia dell’intervento.
Il proseguimento dell’impegno: un mese di assistenza
Con la mattina del 14 gennaio si conclude la fase più acuta degli sbarchi, ma non termina l’impegno della Misericordia.
Per oltre un mese l’associazione garantisce:
– presenza continuativa di un’ambulanza sull’isola;
– supporto logistico alle operazioni di ricerca dei dispersi;
– integrazione con le altre Misericordie toscane in un sistema di turnazione coordinata.
Dal 23 gennaio viene avviata una rotazione tra le associazioni consorelle (Albinia, Manciano, Arcidosso, Buriano, Grosseto e altre), espressione concreta del principio di solidarietà interassociativa e di una tradizione secolare di servizio.
13 febbraio 2012: memoria e comunità
A un mese dalla sciagura viene celebrata una S. Messa a Giglio Porto, presieduta dal Vescovo Guglielmo Borghetti, in suffragio delle vittime e in riconoscimento dell’opera dei soccorritori.
Le parole dei sacerdoti e la presenza delle autorità civili e militari segnano un momento di ricomposizione comunitaria. La Chiesa del Giglio, che nella notte del naufragio aveva aperto le porte ai sopravvissuti, conserva oggi i simboli recuperati dalla nave — la Madonna di Fatima, il tabernacolo, il Crocifisso — a perenne memoria di un evento che ha segnato profondamente l’identità dell’isola.
Conclusione: sussidiarietà e responsabilità collettiva
L’esperienza del naufragio della Costa Concordia evidenzia come, nelle situazioni di emergenza collettiva, la risposta efficace scaturisca dall’integrazione tra istituzioni pubbliche e volontariato organizzato, secondo il principio di sussidiarietà (art. 118, comma 4, Cost.).
La Misericordia di Porto Santo Stefano, insieme alle altre realtà coinvolte, ha incarnato un modello di responsabilità civica, coordinamento operativo e umanità concreta, dimostrando come la forza di una comunità si riveli nella capacità di fare squadra, rispettare le regole e mettere al centro la dignità della persona.
Un paese che, all’alba, mostra il suo volto migliore.

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