Primo strumento sanitario in Italia per il riconoscimento e la presa in carico della violenza come fenomeno clinico e di salute pubblica. Il documento nasce dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Padova e l’Azienda Ospedale-Università di Padova

Abstract: La violenza di genere è un fenomeno trasversale che va combattuto su molti fronti: giudiziario, sociale, politico, normativo, educativo, culturale, economico, sanitario. La Carta di Padova 2026, presentata lo scorso 16 gennaio presso Palazzo del Bo dell’Università di Padova, mira a contrastare la violenza di genere come fenomeno sanitario attraverso un approccio integrato, scientifico e strutturato.
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LA PREMESSA
L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce da oltre due decenni la violenza come un rilevante problema di salute pubblica, per l’impatto strutturale che essa esercita sulla salute individuale, sui sistemi di cura e sull’equilibrio delle comunità.[1] In tale prospettiva, la violenza non costituisce un evento isolato né episodico, ma un fenomeno complesso e multifattoriale, capace di incidere in modo profondo e duraturo sui processi biologici, psichici, relazionali ed evolutivi della persona.
Le strutture sanitarie rappresentano frequentemente il primo punto di contatto istituzionale per le persone che hanno subito violenza. Tuttavia, molte vittime accedono ai servizi sanitari manifestando sintomi che non vengono immediatamente riconosciuti come espressione di un vissuto traumatico. Non sempre una lesione fisica viene associata a un episodio di violenza, spesso perché quest’ultimo viene taciuto, minimizzato o non riconosciuto.
Bambini, adulti e anziani si rivolgono alle strutture sanitarie presentando quadri clinici aspecifici: traumi ricorrenti, deperimento organico, ritardi nello sviluppo, disturbi dell’umore, ansia, depressione o altre manifestazioni psicopatologiche.[2] Tali condizioni possono celare situazioni di maltrattamento, abuso o trascuratezza, con conseguenze documentate sul piano neurobiologico, endocrino e immunitario, nonché su meccanismi epigenetici, con effetti che possono protrarsi lungo l’intero arco di vita.[3]
L’approccio clinico alle persone che hanno subito violenza richiede un bagaglio articolato di competenze specialistiche, conoscenze culturali e relazionali, nonché la padronanza delle procedure normative di tutela e protezione previste dall’ordinamento vigente. La Carta di Padova 2026 intende fornire al personale medico, infermieristico e sanitario strumenti concettuali e operativi per riconoscere, dietro quadri clinici apparentemente banali, i segnali della violenza, promuovendo interventi orientati alla tutela della dignità, della sicurezza e della salute delle persone assistite.
LA PROPOSTA
La Carta individua una base comune ai diversi quadri clinici riconducibili alla violenza, tale da consentirne il riconoscimento come entità nosologica complessa, non riducibile a singole diagnosi settoriali. Essa si caratterizza per la presenza di fattori di rischio individuali, familiari, comunitari e sociali, per l’impatto sui processi biologici, genetici, fisici, psichici ed evolutivi e per l’insorgenza di danni a breve e lungo termine, talora irreversibili e potenzialmente fatali.[4]
L’esordio clinico è frequentemente subdolo e associato a sintomi e segni aspecifici, rendendo necessaria una diagnosi precoce, personalizzata e di precisione. In tale prospettiva, il personale sanitario riveste un ruolo centrale nell’intercettare situazioni di maltrattamento che si celano dietro quadri clinici comuni, ma che devono essere valutati nella loro complessità bio-psico-sociale, favorendo una presa in carico globale della vittima.
La presa in carico richiede soluzioni organizzative e strutturali dedicate, integrate per età, sesso e genere, in grado di garantire continuità assistenziale tra ospedale e territorio, tra area pediatrica e dell’adulto, tra sistema sanitario e servizi sociali. Essa deve essere affidata a équipe multispecialistiche e multiprofessionali dedicate, afferenti a strutture sanitarie pubbliche e/o private accreditate.
Riveste particolare rilievo il raccordo strutturato con la medicina legale, le forze dell’ordine, la magistratura e le realtà psicosociali operanti sul territorio, nel rispetto delle competenze istituzionali e delle garanzie giuridiche, al fine di assicurare protezione, sicurezza e continuità degli interventi.
Il documento evidenzia come la violenza, in quanto fenomeno di sanità pubblica, richieda un approccio sistemico e interdisciplinare, fondato su ricerca scientifica, dati epidemiologici affidabili, formazione specialistica del personale sanitario, centri di riferimento ospedalieri, modelli organizzativi dedicati e politiche sanitarie organiche e specifiche.
LE AZIONI NECESSARIE
La Carta non si limita a una dichiarazione di intenti, ma individua azioni concrete per la realizzazione di un approccio sanitario integrato alla violenza, richiedendo un impegno collettivo e di medio-lungo periodo da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti.
In ambito accademico, l’impegno deve essere indirizzato all’introduzione di moduli formativi dedicati all’approccio sanitario integrato alla violenza nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e nelle Professioni Sanitarie, nei curricula delle Scuole di Specializzazione di area medica e nei Master post-laurea.
In ambito istituzionale, si propone di includere la violenza come tema strutturale di salute pubblica nei Piani Sanitari Nazionali e Regionali, istituire osservatori permanenti per la raccolta sistematica dei dati, definire strumenti di monitoraggio e valutazione dell’impatto delle politiche attuate e prevedere risorse proporzionate alla dimensione del fenomeno.
In ambito operativo, è necessario istituire servizi intra ed extra-ospedalieri dedicati, costituire équipe multispecialistiche, elaborare percorsi diagnostico-terapeutico-riabilitativi condivisi e attivare programmi di reinserimento sicuro e di formazione continua del personale.
In ambito di ricerca e divulgazione, si invitano gli enti finanziatori a sostenere studi sull’impatto della violenza sulla salute umana e sui sistemi sanitari; il sistema sanitario a promuovere campagne di informazione, sensibilizzazione, educazione e prevenzione, con particolare attenzione alla popolazione giovanile.
LE FINALITÀ
Nel solco delle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Carta di Padova 2026 si configura come strumento di indirizzo scientifico, etico e istituzionale, nonché come appello alla responsabilità collettiva del sistema nel suo complesso, con l’obiettivo di contribuire alla tutela dei diritti fondamentali, della dignità e della salute di ogni individuo.
NOTE
[1] World Health Organization, World Report on Violence and Health, WHO, Geneva, 2002.
[2] World Health Organization, Global Plan of Action to Strengthen the Role of the Health System within a National Multisectoral Response to Address Interpersonal Violence, WHO, Geneva, 2016.
[3] Krug E.G. et al., “The Global Burden of Violence”, Bulletin of the World Health Organization, vol. 80, n. 5, 2002.
[4] Felitti V.J., Anda R.F. et al., “Relationship of Childhood Abuse and Household Dysfunction to Many of the Leading Causes of Death in Adults (ACE Study)”, American Journal of Preventive Medicine, 1998.
Fonti italiane – sanità e politiche pubbliche
- Ministero della Salute, Linee di indirizzo nazionali per l’assistenza alle vittime di violenza, Roma, Ministero della Salute, ultima edizione disponibile.
- Istituto Superiore di Sanità, La violenza contro le donne: dati epidemiologici, prevenzione e ruolo dei servizi sanitari, Rapporti ISTISAN, Roma.
- ISTAT, La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia, Roma, ISTAT.
- Conferenza Stato-Regioni, Intesa per l’attuazione delle linee di indirizzo nazionali per il soccorso e l’assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza, Roma.
Fonti giuridiche e normative
- Consiglio d’Europa, Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), ratificata dall’Italia con Legge n. 77/2013.
- Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, 2000.
- Decreto Legislativo n. 502/1992 e s.m.i., Riordino della disciplina in materia sanitaria.
Fonti cliniche e psicosociali (italiane e internazionali)
- Herman J.L., Trauma e recupero. Le conseguenze della violenza dall’abuso domestico al terrore politico, Raffaello Cortina Editore (ed. it.).
- Di Blasio P., Traumi interpersonali e violenza. Modelli di intervento clinico, Il Mulino.
- Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), Programmi di prevenzione e contrasto alla violenza di genere in ambito sanitario, Ministero della Salute.

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