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MEDIO ORIENTE IN FIAMME: BOMBARDAMENTI DI USA E ISRAELE SULL’IRAN, RAPPRESAGLIE E CRISI GLOBALE, Cristina Di Silvio

Dall’attacco congiunto alla destabilizzazione regionale il rischio di escalation globale nel nuovo equilibrio multipolare del conflitto

Cristina Di Silvio

Abstract: Il Medio Oriente esplode: gli attacchi congiunti USA‑Israele colpiscono l’Iran, causando la morte di Ali Khamenei e scatenando rappresaglie missilistiche su basi e città del Golfo. La regione è in fiamme, i mercati energetici tremano e la sicurezza globale vacilla. Ogni mossa ora può riscrivere gli equilibri geopolitici mondiali, segnando un punto di svolta storico.

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La guerra in Medio Oriente ha raggiunto una nuova fase, travolgendo equilibri regionali e internazionali e trascinando l’intera area nel conflitto più pericoloso dall’inizio del XXI secolo. Nel fine settimana, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’operazione militare congiunta su larga scala contro l’Iran, suscitando shock, rabbia e reazioni diplomatiche in tutto il mondo. Questa crisi non è più una semplice escalation: è un conflitto aperto dalle conseguenze potenzialmente globali. L’offensiva è iniziata nella mattinata del 28 febbraio 2026, quando centinaia di missili, bombe guidate e droni statunitensi e israeliani hanno colpito obiettivi militari, siti nucleari e infrastrutture di difesa iraniane in diverse province, tra cui Teheran, Isfahan e Natanz. L’azione, denominata Operation Epic Fury e Ruggito del Leone, è stata giustificata come risposta preventiva alle minacce percepite dall’apparato militare di Teheran e all’avanzamento del programma nucleare iraniano.

La conferma della morte di Ali Khamenei e il cambio di leadership a Teheran

Nelle prime ore di domenica, l’agenzia mediatica statale iraniana ha confermato che la Guida Suprema dell’Iran, Ayatollah Ali Khamenei, è morto a seguito degli attacchi contro la sua residenza fortificata e i centri di comando. La morte è stata confermata anche da membri dell’amministrazione statunitense e israeliana. Oltre a Khamenei, numerosi consiglieri e alti ufficiali militari sono stati uccisi. La morte del leader segna un punto di svolta radicale: il Paese entra in una fase di incertezza interna senza precedenti, con un periodo di lutto nazionale di 40 giorni e trasferimento temporaneo di alcune funzioni di comando al presidente e ad altri vertici istituzionali.

La risposta imponente dell’Iran

La reazione iraniana è stata rapida e su vasta scala. Domenica mattina, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione (IRGC) ha lanciato ondate multiple di missili balistici e droni contro basi militari statunitensi in Qatar, Bahrein, Kuwait e Emirati Arabi Uniti. Le difese aeree hanno intercettato molte armi in arrivo, ma non senza causare danni civili e vittime. Esplosioni sono state segnalate a Dubai e Abu Dhabi, colpendo infrastrutture e persone; anche Bahrain, Kuwait e Giordania hanno subito attacchi con danni a infrastrutture chiave e allarmi antiaerei persistenti. Nei primi giorni di conflitto, in Iran si contano oltre 200 morti e più di 700 feriti, tra civili e militari, mentre l’Iran ha ammesso numerosi attacchi contro obiettivi americani e israeliani.

Una crisi che scuote il mondo

Il conflitto ha generato reazioni immediate in tutto il pianeta. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito d’urgenza, con il Segretario Generale António Guterres che ha ammonito sul rischio di escalation incontrollata. La Cina ha condannato gli attacchi, richiedendo cessate il fuoco immediato e ritorno al dialogo diplomatico. La Russia ha chiesto de‑escalation e soluzioni negoziate. Francia, Germania e Regno Unito hanno condannato gli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo, promuovendo la diplomazia multilaterale.

Ripercussioni regionali e globali

La crisi ha provocato cancellazioni di voli, chiusure aeroportuali e riprogrammazione di rotte critiche. Lo Stretto di Hormuz è stato teatro di tensioni militari e blocchi temporanei, con conseguente aumento dei prezzi energetici sui mercati internazionali.

Un nuovo ordine di crisi

Quello che fino a pochi giorni fa era uno scontro relativamente contenuto si è trasformato in un confronto multilaterale aperto, con impatti politici, militari ed economici duraturi. La morte di Khamenei altera gli equilibri interni iraniani e apre scenari incerti sul futuro della leadership. Ogni mossa successiva rischia di spingere il Medio Oriente e il mondo intero su un nuovo e pericoloso terreno di confronto.

[immagini fornite da fonti interne, eventuali diritti apaprtengono all’autore attualmente sconosciuto]

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