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25 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, Silvia Zaghi

Numeri che non calano, paure che paralizzano e un muro di silenzio che finalmente si incrina: il 25 novembre come richiamo alla responsabilità collettiva

Silvia Zaghi

Abstract: Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, richiama l’attenzione su un fenomeno che in Italia e in Europa continua a registrare numeri allarmanti. Nonostante l’evoluzione normativa — dal Codice Rosso alla recente introduzione del principio di “consenso libero e attuale” — la violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica resta diffusa, soprattutto all’interno delle mura domestiche. Parallelamente, cresce però il numero delle denunce, segnale di un progressivo abbattimento del muro di silenzio che imprigiona molte vittime in dinamiche complesse di dipendenza psicologica e coercizione affettiva. L’articolo evidenzia l’urgenza di affiancare alle leggi un profondo cambiamento culturale, capace di scardinare stereotipi patriarcali, educare al consenso e promuovere il rispetto nelle relazioni. Solo integrando prevenzione, sensibilizzazione e sostegno concreto sarà possibile costruire una società in cui ogni donna possa sentirsi libera e protetta.

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I numeri della violenza sulle donne rimangono nel nostro Paese ancora alti, inaccettabilmente alti e così nel resto dell’Europa.

Mi riferisco ai femminicidi.  Mi riferisco a tutte le forme di violenza, a quella fisica, sessuale, economica, psicologica.

La legge tutela le donne con un insieme di norme chiamate “Codice Rosso”. La settimana scorsa la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la proposta di legge, volta a modificare l’art. 609 bis del Codice Penale, che introduce formalmente il principio del “consenso libero e attuale”. Senza consenso libero e attuale è violenza sessuale.

Che cosa significa? Significa che il consenso deve essere privo di coercizione, intimidazione, manipolazione o di qualsiasi forma di costrizione.

Significa che il consenso deve essere chiaro e può venir meno in qualunque momento.

E’ necessario però agire non solo sul piano normativo ma anche sul piano culturale, per sradicare pregiudizi, stereotipi e preconcetti che appartengono ad una società patriarcale.

Il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nella vita una forma di violenza fisica o sessuale.

La maggior parte dei casi di violenza avviene tra le mura domestiche, proprio ad opera di chi dovrebbe rispettare, proteggere le donne.

C’è ancora molto da fare ma c’è un dato che dice che qualcosa sta cambiando: l’aumento del numero delle segnalazioni e delle denunce.

Questo significa che si sta rompendo il muro del silenzio in cui sono imprigionate molte donne, per la paura di non potercela fare, soprattutto quando non sono economicamente indipendenti, per la paura di perdere i figli, di non essere credute, per la paura di affrontare  un percorso, compreso quello del processo, certamente non facile, soprattutto dal punto di vista emotivo e psicologico.

Spesso si sente dire “Ma perché non lo lascia?”, “Non sa cosa vuole i cambia idea continuamente”… “Prima lo denuncia poi ci torna insieme”.

Dobbiamo sapere che la vittima di violenza è incastrata prima di tutto in un meccanismo psicologico di dipendenza, che agisce anche a livello neurochimico e cerebrale: dopo la fase della violenza, durante la fase della riconciliazione, quando il carnefice magari dopo le botte si scusa, dice che non voleva, dice che è cambiato, le porta persino i fiori, il cervello della vittima viene inondato da dopamine e oppioidi endogeni, che producono sollievo e piacere.

Il risultato è un cortocircuito emotivo che impedisce alla donna di liberarsi dal suo aguzzino.

Dobbiamo uscire dal silenzio e dall’indifferenza.

Mi rivolgo direttamente alle donne alle, ragazze, che stanno vivendo in prima persona la violenza: fatevi aiutare!

Chiamare il 1522, il numero verde nazionale antiviolenza, non significa denunciare ma è già un primo passo per uscire da questa prigione.


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